Libia anche qui donne in prima fila durante la rivolta

Anche in Libia come era accaduto in Tunisia e in Egitto sono in prima fila durante la rivoluzione perché sperano di ottenere più diritti, più libertà e più democrazia.

"Donna Egitto"Numerose le iniziative di questo periodo per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla brutalità della repressione di Gheddafi in Libia. Nei giorni scorsi il colonnello aveva bombardato proprio una manifestazione di donne che sfilavano nella Cirenaica.

Venerdì vi abbiamo proposto di cambiare ancora una volta la foto del profilo facebook come segno. Un po’ come quando per lutto si mette una fascia nera al braccio. Ha lo stesso identico scopo.

Una cosa emerge chiara: le donne, come quella del movimento del 6 aprile in Egitto, Asmaa Mahfouz, hanno avuto una parte fondamentale nel raccontare e dare voce alle proteste rivoluzionarie di questi giorni. L’immobilismo occidentale ha finora provocato grandi danni alla stabilizzazione di quella zona e della nostra economia.

Un ‘economia che comincia a risentire già di quelle rivoluzioni. L’Occidente, anziché instaurare un dialogo con quei paesi perché si diano un regime democratico, sembra paralizzato dai timori e restio a investire in quelle democrazie. Mentre è notizia di questi minuti che anche a Sanaa nello Yemen si stia organizzando una manifestazione con migliaia di persone in piazza.

Scritto da M.F.

Oggi ripubblichiamo un’intervista proveniente da Stepone in merito alle dichiarazioni di una donna in Libia:

“Abito a Fachloun, un quartiere del centro di Tripoli, dove all’inizio della settimana ci sono stati violenti scontri con la polizia. Diversi abitanti del mio quartiere sono stati ammazzati, tra loro due che conoscevo. Un’automobile, davanti al mio palazzo è esplosa dopo essere stata colpita da un proiettile, forse un obice, non lo so. Da allora nel quartiere regna una calma precaria. Si sentono ancora colpi di armi automatiche e esplosioni lontane.  Hanno tutti paura. La gente è chiusa in casa e le scuole sono chiuse. Non esco per strada da una settimana. Sono qui con mia madre. Abbiamo fatto delle riserve di cibo e ci si organizza coi vicini, facciamo cuocere il pane in casa e mangiamo cose semplici.Veniamo a sapere quello che sta succedendo attraverso la tv satellitare come Al Jazeera e Al Arabiya, perché la tv libica diffonde solo una massa di informazioni false.

Abbiamo saputo che la Cirenaica, all’Est del Paese, era caduta e ciò ci ha riempito di speranza. Ho molti amici da quelle parti, soprattutto a Bengasi, siamo in contatto permanente, e abbiamo visto quello che sta succedendo, l’inferno, terribile. I media ufficiali vorrebbero farci credere che all’Est le persone non vogliono altro che l’indipendenza, ma so che è falso, so che ci sosterranno per cacciare Gheddafi. So che occorre resistere. La frontiera con la Tunisia è aperta, ma a parte quelli che sono gravemente malati, nessun libico vuole andarsene via  in un momento come questo. Tutti vogliono che se ne vada via Gheddafi, anche se non sappiamo fino a che punto è disposto a spingersi. Il suo discorso alla televisione era il discorso di un pazzo, come se ci dicesse «ora o me o voi”. Ma siamo convinti che, se non cederemo, finirà per andarsene o per essere ucciso. Si tratta di essere forti, resistere nonostante tutto. Si ha paura, Dio mio. Sì, c’è molta paura. Ma dobbiamo credere che ormai è solo questione di tempo”.


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