17/05/2020

Papà era per tutti l’Ingegnere. L’ingegneria meccanica è un ramo dell’ingegneria che applica principi di fisica e di altre discipline inerenti la progettazione di materiali, di componenti e sistemi meccanici. Si tratta di una delle discipline ingegneristiche più antiche e più vaste. Mio padre era un ingegnere meccanico. È lui che ha costruito il ritz tra il 1966 e il 1967, dopo aver edificato, dieci anni prima, l’Hotel Universal e lì la prima piscina coperta di Abano con il famoso gradino che correva intorno, nella parte più profonda, per poter stare in piedi in sicurezza. Mentre progettava il primo bowling della Provincia di Padova, mi regalava per Pasqua una voliera costruita con le sue mani che conteneva una coppia di colombe-pavoncelle. Negli anni in cui congegnava frigobar e aspirapolvere con motori centralizzati, buttava giù, per gelosia, la porta della camera dove mi ero nascosta perché mi aveva sorpresa in vespa con un ragazzo. E quando creava l’accensione delle luci nelle stanze, regolata da un meccanismo ingegnoso, per cui l’ambiente veniva illuminato, una volta entrati, appendendo le chiavi a un gancio; il sabato sera mi insegnava a ballare stringendomi le mani sudate di cui mi vergognavo. Questi ricordi, come molti altri, sono selezionati e scelti da e per GLORIA che, qui e ora, è come l’impiraressa veneziana che infilava delicate perle di vetro muranese o come le ricamatrici dei preziosi merletti a “punto in aria” di Burano. Ecco perché questa parola “meccanica” ha per me echi e rimandi del tutto personali.

Il dizionario etimologico scrive che meccanico è tutto ciò che viene eseguito in modo automatico, quasi senza la partecipazione della volontà e dell’intelligenza. Ed è così che purtroppo intendiamo anche molte delle relazioni umane. Rapporti meccanici o, peggio, meccanicistici, che diventano manifesti di modi d’agire che disapprovo. Sarebbe bello valutare più la QUALITA’ del cosa dare che non la meccanicità del come dare, ritenendo superiore quello che l’altro ha da donare indipendentemente dall’automatismo del do ut des. Essere insomma come piccoli e grandi sistemi di ruote dentate, come ingranaggi che girano, chi più veloce e chi più lento, intorno all’asse della vita. Essenziale, alla fine, perché il meccanismo funzioni, è che i rotismi si riconoscano pur nella diversità del numero dei denti. Così, se tutti interpretassero le relazioni umane come ingegneri geniali, i rapporti tra le persone sarebbero reciproci e complementari, proprio come i numeri e gli angoli, e non meccanicistici.

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