La danza della #luna

Il fascino del #piede travalica epoche e latitudini, miti popolari ed estetiche letterarie

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di Tiziana Busato

Tiziana Busato

E’ pur vero che cinquanta milioni di anni fa si passò dalla posizione accovacciata a quella eretta e che questo scatenò una serie di eventi (tra cui la necessità di distribuire il peso del corpo su due appoggi anziché su quattro), ma deve esserci dell’altro parlando di piedi…

Xi Ling era povera ma dolce e voleva conquistare per sempre il suo imperatore. Così, quella sera, avvolse i suoi piccoli, morbidi, piedi in lunghe fasce di seta bianca, e si abbandonò alla danza, flessuosa e arrendevole come un fiore di loto. E l’imperatore la volle con se quella notte e mille altre notti ancora, mai stanco di sciogliere quei docili nodi, che cedevano immacolati alle sue mani.

Per più di mille anni, in Cina, la pratica di fasciare il piede delle donne per farne dei moncherini inadatti alla deambulazione non fu né una danza né una scelta: fu un’odiata imposizione, una tortura che il confucianesimo promulgò e difese per rendere la donna in tutto sottomessa al marito. Incapace di lavorare, camminare e scappare. Il piede fasciato indicava il carattere domato della ragazza, la sua resistenza al dolore, la volontà di compiacere il marito offrendogli il piedino più piccolo possibile, sacrificio per tutta la vita, che imponeva le scarpe anche a letto.

Nel concordare un matrimonio, i futuri suoceri sollevavano il lembo della gonna e controllavano il piede. Visto questo, visto tutto.

Anche Yeh-Sheh era povera, con i piedi piccoli e graziosi. Così piccoli che ci stavano dentro a una pantofolina ricamata con fili d’oro, persa correndo giù per le scale di un ricco palazzo a mezzanotte. Sostituite la pantofola con la scarpina di cristallo e avrete Cenerentola, fiaba che nasce proprio in Cina, nel IX secolo, raccontata dalla gentil penna di Ch’ing-Shih e ripresa nella forma che conosciamo da Charles Perrault e dai fratelli Grimm, molti secoli dopo.

Scarpa di cenerentola

L’Ottocento francese subisce il fascino del piede (discretamente) esibito: nel secolo delle scollature e degli abiti che coprono le spalle, il piede, che prelude alla gamba ancora coperta da strati di tessuto, come sempre scatena desiderio. Scrive Flaubert: “Lo stivaletto neo sbuca dalla gonna, illuminato dal fuoco del camino. Il giovane notaio fissa affascinato quell’apparizione proibita, unica parte della gamba femminile concessa agli sguardi più fortunati”. Emma Bovary seduce così Leon Depuis. Non è che l’inizio della nota storia.

Dalla mitologia greca, (il tallone d’Achille e i piedi alati di Mercurio), alla religione cristiana (Gesù lava i piedi degli apostoli il giovedì santo), dall’ammirazione di Leonardo da Vinci che definisce i piedi “capolavori di ingegneria” agli studi di sir Henry Head, che nel 1890 getta le basi scientifiche della riflessologia plantare (pratica nata in Cina circa cinquemila anni prima di Cristo), il piede va oltre un concetto muscolo-scheletrico.zhang-ziyi-nei-panni-della-geisha-sayuri-16292

Sopra a un tacco 12 come nell’immaginario occidentale o dentro un calzino bianco, come nei film erotici cinesi, coperto da scarpe grosse per indicare una condizione umile o nudo sotto a un kimono prezioso, come la geisha Sayuri in “Memorie di una Geisha“, il piede non ha mai smesso di esercitare la sua potente attrazione. Neanche l’austero Dostoevskji riesce a sottrarsi, e, anzi, indugia volentieri sui “piedini” delle protagoniste.

Ma all’improvviso ricordo quel guastafeste di Alphonse Karr. “Ci sono creature che, chiuse in un busto, in un paio di scarpe, in un paio di guanti, hanno la forma di una donna. Ma levàte il busto, scarpe e guanti: le succederà come all’acqua se rompete la bottiglia“. Occhio! E nel dubbio state coi piedi per terra!

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