15/05/2020

Julia Margaret Cameron, Helen Levitt, Francesca Woodman, Imogen Cunningham, Diane Arbus, Ana Mendieta, Sandy Skoglund, Cindy Sherman, Annie Leibovitz, Shirin Neshat, Tina Modotti… Queste sono state tutte grandi fotografe con quell’occhio sensibile e curioso, estetico ed estatico, sentimentale e violento, che caratterizza  lo scatto delle donne. La fotografia, nata a fine Ottocento, non aveva il retroterra culturale e storico dall’arte, per questo forse ha avuto tante famose fotografe. E, data la mancanza di particolari vincoli tecnici, era un’arte disponibile a chiunque, fosse uomo o donna. Perciò, probabilmente, fin dalle origini, sono emerse delle donne dotate di grande talento, che hanno contribuito ad alimentare la storia e l’evoluzione di questo mezzo espressivo basato, è vero, sulla meccanica e la tecnologia, tanto che ha portato molti a metterne in discussione la parte creativa e artistica.

Amo leggere e un intero libro fotografico non mi dà le stesse emozioni di un romanzo, così come, una esposizione fotografica non ha per me la stessa attrattiva di una mostra di pittura. Vero è che mi sono avvicinata tardi all’arte della fotografia, grazie a Gaetano, un amico calabrese, radiologo , guarda caso, che ha fatto diventare il suo hobby, una passione, un impegno e un lavoro organizzando ogni anno a Corigliano uno dei più importanti festival fotografici italiani. Era lui che mi parlava delle nuvole fotogeniche ed è stato lui ad avvicinare mio figlio Francesco e mia nipote Lorenza alla fotografia. Ma è stata poi solo Lorenza a coltivare quest’amore, studiare, diplomandosi a Parigi, per farne una professione. Ed è lei che quasi ogni venerdì  pomeriggio viene a trovarmi per scattare le foto che GLORIA pubblica. Fa dei veri e propri schooting fotografici, a cui mi piacerebbe dare ben altri spazi.

 

 

Non ho mai amato particolarmente farmi ritrarre, un po’ come ascoltando la mia voce registrata, tendo a non riconoscermi. E, se è vero che GLORIA ha bisogno di foto come amplificazione della sua comunicativa, non è detto che una voce debba essere per forza corredate da immagini. Lorenza è brava e paziente perché io mi muovo molto sia nella mimica facciale che con il corpo. In realtà istintivamente preferisco il movimento della cinepresa che rubare immagini fisse alla realtà. Non ho mai girato con la macchina a tracolla eppure sono felice di aver raccolto le foto dei miei figli in album che ne documentano la crescita e testimonino i loro traguardi, ma questo, forse, riguarda solo il fatto che le fotografie in questione ritraggono i miei figli. Per fortuna, mia sorella, attenta depositaria della memoria, fa e raccoglie straordinari album di fotografie e gliene sono infinitamente grata. Così come ringrazio Kara, la moglie di mio figlio Giovanni, delle tante foto alla mia nipotina che mi invia. Nello specifico va detto che mia nuora  ha in Isabella uno splendido soggetto.

Il mio controverso amore per le foto molto probabilmente è riconducibile al fatto che non ci siano mie immagini da neonata; pare infatti che, a suo tempo, avessero rubato la macchina fotografica di mio padre contenente il rullino, parliamo di 60 anni fa, con gli scatti dei miei primi mesi di vita. La questione, in sé, non è poi così grave se non fosse che, da ragazzina, mi raccontarono, per prendermi in giro, che non esisteva traccia della mia nascita, perché ero stata adottata… scherzo di cattivo gusto che non ho mai digerito e che ho imparato a usare a mio favore ogni qualvolta volevo sostenere la mia non-appartenenza. Ricordo che la mamma, di fronte alle mie ribellioni, sosteneva di avermi adottata in Inghilterra da una nobildonna caduta in disgrazia. Saranno stati questi millantati nobili natali o il fatto che, invece, crescendo, sono andata assomigliandole, scandalosamente, nei modi oltre che nei tratti, fatto sta che in ogni foto, ancora oggi, vado cercando le somiglianze con mia sorella o mio fratello, loro sono identici, con mio padre da cui probabilmente ho ereditato la forza delle mie motivazioni o con mia madre con la quale condivido anche lo stesso gruppo sanguigno o con la mia nonna di cui porto orgogliosamente il nome e questa strana cosa del pollice che si rovescia.

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