Sono centinaia le varietà di fichi coltivate sul territorio nazionale e numerosi i Presidi Slow Food
I fichi freschi si abbinano perfettamente ai salumi, particolarmente al prosciutto ma anche alla bresaola o avvolti nella pancetta scaldandoli nel forno, così come è perfetto l’abbinamento con i caprini freschi.
Al naturale, caramellati, in agrodolce, secchi, imbottiti di frutta secca o trasformati in confettura, i fichi sono sempre fantastici e la loro versatilità ci permette di gustarli in diverse forme e consistenze tutto l’anno.
Quindi dall’antipasto oppure come farcitura di pizze gourmet e bruschette originali per esempio con il gorgonzola o la feta magari gratinati; passando ai primi piatti, come ripieno di ravioli e casoncelli, i fichi non deludono mai; sanno trasformare anche una semplice insalata e danno il meglio di sé nei dessert: ricoperti di cioccolato e cosparsi di polvere di cocco come nelle più tradizionali crostate.
Il fico è uno dei frutti più antichi coltivati dall’uomo: tracce della sua presenza compaiono già nei testi sacri e nonostante la sua polpa zuccherina e delicata lo faccia sembrare fragile, il fico è in realtà una pianta tenace e capace di adattarsi.
Pochi frutti raccontano la storia del Mediterraneo come il fico. Simbolo di fertilità e abbondanza, compagno delle mense antiche e delle campagne contadine, questo frutto ha trovato in Veneto una terra di elezione, entrando anche nei traffici commerciali della Serenissima.
Venezia, potenza marittima e mercantile, fu infatti crocevia non solo di spezie e sete orientali, ma anche di prodotti della terra veneta. Tra questi, i fichi: freschi in stagione, secchi durante l’inverno, preziosi per il loro apporto energetico e la loro lunga conservabilità. I mercanti veneziani li portavano con sé lungo le rotte mentre nei mercati della città lagunare i fichi locali si mescolavano a varietà provenienti dal Sud Italia, dalla Grecia e dal Levante.
Tra le specialità: i fichi secchi infilati a collana, facili da trasportare e consumare durante i viaggi, e le varietà più pregiate delle campagne venete, come i fichi di Verona e del Padovano, che arricchivano banchetti nobiliari e conventuali. Il ciclo stagionale del fico — abbondanza estiva, conservazione autunnale, consumo invernale — si intrecciava così con quello del commercio veneziano, che seppe trasformare un frutto umile in merce di scambio lungo i secoli.
Anche oggi, tra le varietà nostrane più conosciute, spiccano: il “Fiorone” di Loria (Treviso), precoce e succoso, il “Brogiotto Nero” di Padova, dal colore violaceo intenso e dal sapore pieno e i fichi verdi di Verona, apprezzati freschi a fine estate.
Colto dalla pianta o trasformato, il fico ci continua a regalare la sua doppia anima di frutto semplice ma regale.



