Nel cuore dei Colli Euganei, tra Abano e Montegrotto, scorre da millenni un’acqua speciale, conosciuta sin dall’epoca romana per i suoi benefici sul corpo umano. Ma se fino a pochi anni fa si pensava che i fanghi termali agissero solo per calore e sali minerali, oggi la scienza svela un nuovo protagonista: la vita microscopica al loro interno.
Durante la “maturazione” del fango, che avviene lasciando argilla e acqua termale a contatto per almeno due mesi, si sviluppano vere e proprie comunità viventi: batteri, protozoi e soprattutto microalghe, tra cui le straordinarie Diatomee.
Questi invisibili abitanti, simili a minuscole sculture di vetro, producono sostanze antinfiammatorie e forse anche antivirali, capaci di penetrare nella pelle e migliorare parametri biologici nei pazienti sottoposti a fangoterapia. Sono loro le artefici del potere terapeutico che rende unico questo fango, tanto da spingere la scienza a studiarle più da vicino.
Le Diatomee, infatti, non solo svolgono un ruolo centrale nell’ecosistema marino e terrestre, ma sono anche in grado di adattarsi a condizioni estreme, vivendo sia nei ghiacci polari sia nei fanghi bollenti delle terme. Alcune specie riescono persino a muoversi tra i granuli di argilla, trasformando la fanghiglia in un laboratorio biologico naturale.
Oggi, grazie alla microbiologia e alla biochimica, questi antichi rimedi escono dalla sfera dell’empirismo e si rivelano come biotecnologie spontanee, nate da un perfetto equilibrio tra natura e tempo. Il fango termale non è più solo una tradizione, ma un microcosmo in fermento che la scienza sta imparando a conoscere, e forse anche a imitare.
Per approfondire: https://blog.abanoritz.it/corpo-salute/un-altro-goal-del-nostro-centro-studi-pietro-dabano/



