C’è posta per… noi!

Lo scorso anno Ida Poletto, direttore dell’AbanoRitz, ha accompagnato la nostra quarantena con i suoi ricordi, i suoi pensieri, i suoi sogni, aprendosi a noi nel modo che le riesce meglio: scrivendo. Era nata Gloria!

Oggi… ci regala un’altra perla di quotidianità che merita di essere condivisa:

“Di questi tempi, con l’albergo chiuso (chiuso fino al 27 marzo!), trovo, qualche volta, in cassetta (una cassetta vera, di quelle della verdura, in plastica, posizionata propria in entrata), avvisi di giacenza per raccomandate. Al di là della scomodità di dover andare in posta seguendo i nuovi orari, le file all’esterno e i distanziamenti necessari, sono sempre un po’ preoccupata. Non ho la coda di paglia, ma l’esperienza insegna che non sono quasi mai buone notizie e, per quel che mi riguarda, son state multe; l’ultima, piuttosto salata, mi sanzionava per non aver pagato il bollo in scadenza a settembre 2020… certo avevo e ho la testa altrove di questi tempi. Questa volta però, parlo del 10 febbraio a mezzogiorno: data che merita di essere ricordata! Non ho dovuto aspettare molto nell’atrio delle poste, non pioveva e non faceva particolarmente freddo fuori, come invece in questi giorni… ho incontrato anche mio cugino Massimo che non vedevo da tantissimo.

Numero 54 sportello 5: era il mio turno. Gentilissima la signora al di là dal vetro che ha verificato chi fossi e si è poi inabissata in cerca della mia lettera. Non vederla tornare subito mi aveva messo in ansia, ma alla fine avendo gli occhi che sorridevano mentre mi porgeva la busta mi aveva incuriosito. La foto qui sotto parla chiaro e la pubblico nella speranza che faccia lo stesso effetto che ha fatto a me: gioia nel cuore e un grande senso di serenità. Un spinta, uno sprono, una rinnovata energia e fiducia in questo pazzo mondo e nel mio mestiere tanto martoriato dalla pandemia. La raccomandata era una prioritaria internazionale dal Cile, era scritta con una grafia tremante ma chiarissima, in italiano, da un cliente affezionato e fedele di 94 anni che non veniva più al ritz dal 2014. Ricordava i soggiorni in albergo, la mia mamma, la bontà di un lavoro che è vocazione e che passa di generazione in generazione; augurava Lui a noi pace e salute e soprattutto un anno nuovo migliore.

La commozione è tanta nel leggere fino in fondo la lettera che ha percorso una strada così lunga e, come le altre testimonianze o i disegni che ci lasciano i  bambini in albergo, l’amore e l’attenzione, la sensibilità e la cura, restano i veri valori nella vita. Persone e legami, incontri e luoghi: sono la base del vivere sociale e gli ingredienti scelti da una certa hotellerie che ha la sua storia da raccontare. Non ci son mode che tengano, non c’è pandemia che disgiunga: il turismo dovrà rinascere perché tra cultura e svago, scoperta e benessere, natura e tradizioni, il turismo sono le persone, siamo tutti noi.”

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