24/04/2020

In questo periodo mi concedo lunghe telefonate con le persone che amo evitando le video chiamate che, in me, acuiscono la mancanza e aumentano il senso di lontananza. Studio e leggo con maggiore attenzione. Perché l’attenzione è la capacità di convogliare le risorse mentali su specifici aspetti della realtà in determinati momenti ed è attivata da stimoli intensi, nuovi e significativi. Niente è più determinante e significativo di questo momento storico, sociale ed economico, tanto che anche la mia comunicazione è cambiata. Scrivo molte mail e molti messaggi, mi è d’aiuto fissare i miei pensieri e verbalizzare le mie sensazioni; il registro non cambia, come invece mi accadeva prima, rispetto ai diversi interlocutori, così mi trovo a essere più diretta e meno filtrata, sono insomma spontanea, ma anche desiderosa di confronto e di coinvolgimento alla ricerca di qualche certezza o meglio di conferme. Trascrivo e documento su ogni supporto le idee più diverse: sempre meno generali e generaliste, nella speranza di circoscrivere, senza dispersioni, i miei orizzonti mentali. Le notizie, le immagini e i video più o meno seri, che rischiano di intasare il mio cellulare non troppo smart, riesco ad ascoltarli tutti facendo una mia personalissima hit parade rispetto al mittente e al contenuto. Pur nel caos delle contraddizioni e nel rimpallo degli stessi ammetto di utilizzare tutto questo “materiale” come una palestra critica.

Ho scoperto, come gli studenti di oggi, l’utilità di applicazioni come zoom e, pur non essendo una nativa digitale ma piuttosto una “tecnolesa”, trovo questo sistema molto stimolante, molto meno lo smart working che di sicuro cambierà il panorama prossimo venturo dei rapporti di lavoro. Come per un film visto al cinema piuttosto che su un tablet, il lavoro svolto fuori dagli ambienti deputati non trova la mia approvazione: l’interesse e la concentrazione, la ricchezza del lavoro in team e l’incentivo del tempo a disposizione per raggiungere un risultato, vengono meno, anzi, invadono la vita privata rendendo la giornata inutilmente compromessa nel suo svolgersi tutta a casa. Non guadagniamo del tempo, ma piuttosto lo viviamo in maniera concentrica decadendo tutte le motivazioni che ci fanno correre a casa con un sospiro di sollievo o al lavoro con qualche ansia. Nel pacchetto quotidiano trova alla fine sempre meno posto l’individuo che suo malgrado si trova a stare seduto, scomposto e scomodo, sulla stessa sedia per mangiare, leggere o lavorare…per non parlare della difficoltà di riconoscersi vestito con quella comoda tuta tanto per giocare con i figli, come per cucinare o per stilare una business plan.

Avevo cominciato a scrivere questa pagina volendo essere sintetica sull’argomento telefono dopo che mia sorella mi aveva confidato che lei non capisce le persone che stanno tanto al cellulare e ti attaccano un bottone che non finisce mai, mentre io sostenevo con lei che è tutta questione di interesse e di interessi. Avevo cominciato a scrivere questa pagina per dirvi, non senza malcelato orgoglio, che due giornalisti a cui era capitato, per uno strano caso del destino, di leggere GLORIA, mi hanno telefonato per chiedermi 2 brevi pezzi originali. Uno, per l’amico Ramazzina, che verrà pubblicato su un’antologia di interventi, di prossima uscita, dal titolo non definitivo di “CoronaVita” e l’altro, per la direttrice della 27esima ora, che apparirà appunto sullo speciale blog al femminile del “Corriere della Sera”. Ma, alla fine, avevo cominciato a scrivere questa pagina per dirvi che, nel silenzio assoluto di un hotel vuoto, si sente e si ascolta tutto molto meglio.

 

One Comment

  1. Madame Verdurin

    Scrivo da una situazione opposta alla tua: qui il silenzio assoluto esiste solo a notte fonda. Durante il giorno sento mio marito in videoconferenza coi colleghi (io cammino gattoni per la casa perché spesso sono ancora in pigiama), i vicini, le sirene delle ambulanze… e poi naturalmente i bambini. E’ un frastuono gioioso, cui non rinuncerei per niente al mondo, ma pur sempre fragoroso. A volte stanno in silenzio per qualche minuto davanti alla tv, ma allora la casa si riempie di troll e animaletti parlanti (e troppo spesso anche cantanti). Quando trovo tempo di scrivere devo radunare i pensieri che mi hanno sfiorato durante il giorno come tanti palloncini che sfuggono di mano a un venditore ambulante. E resta comunque il momento più gustoso della mia giornata, tutto mio, produttivo e felice. Ti capisco e non vedo l’ora di leggere i tuoi contributi!

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