19/05/2020

Dove lo mettiamo il centurione? Non è una domanda trabocchetto, ma sintetizza un concetto fondamentale che la politica ha dimostrato di non capire: il turismo non è un settore, cosa di cui ci si sta drammaticamente rendendo conto, ma, idealmente,  appartiene a due concetti fondamentali del vivere quali la logistica e la socialità. Il primo è uno spostamento, più o meno ordinato, di materiali, informazioni, persone. Ed è esattamente ciò che presidia il centurione di fronte al Colosseo: il flusso dei turisti che si fanno un selfie accanto a lui, la comunicazione dei dati folkloristici legati al monumento romano, i banchetti  di ninnoli e gadget dell’“Anphitheatrum” da comprare e portare a casa per ricordo. Il secondo, la socialità, è invece la tendenza a sviluppare rapporti interpersonali e il nostro centurione altri non è che il romanaccio travestito da tribuno per il piacere dei vacanzieri alla scoperta di ciò che è veracemente italiano. Luoghi e persone questo è il turismo e il ritz ne è un compendio. Ora, assenti i turisti e chiuso il Colosseo, come porterà a casa la pagnotta il centurione romano Lucio, Publio o Cornelio? Questo per significarvi che il turismo non crea indotto ma ha in se la forza dell’addizione e della moltiplicazione. Non so quanti siano i turismi, ma quello enogastronomico, per esempio, da solo mette in moto la filiera delle cantine, dei ristoranti e delle enoteche, dei negozi di specialità tipiche, dei tutorial delle ricette della tradizione, dei giornalisti gastronauti, delle fattorie didattiche, delle guide naturalistiche e dei fotografi food e still life… quello culturale ha una serie di nicchie come l’archeologia e in generale è indissolubilmente legato a enti, musei, mostre, patrimoni artistici, rievocazioni storiche, guide cartacee e audiovisive, riviste di settore, antichi mestieri e artigianato… quello sportivo ha una catena ancora più lunga e varia, mentre quello termale ne ha una più corta, ma molto fitta… ogni turismo, specialmente quelli legati alle diverse stagioni, mare, montagna e lago, hanno poi i loro target e un grande satellite di negozi legati alle specificità, di aziende di marketing e pubblicità… Volendo infine mettere la giusta distanza tra turismo e vacanza pensiamo agli spostamenti per lavoro, business e meeting, per matrimoni e ricorrenze, per la salute, per trasferte di studio e di campionato o per la fede con i suoi camminamenti e pellegrinaggi, per lo shopping e cito come esempio gli outlet… continuo a mettere i puntini di sospensione altrimenti  questa pagina risulterebbe uno sterile e infinito elenco che non potrà prescindere dai trasporti: macchine, navi, bus, taxi, treni e aerei con il corredo necessario di agenzie, biglietterie e tour operator, con tutto ciò che significa mettere in moto anche uno solo di questi mezzi e veicoli…

Insomma la formula del turismo, in estrema sintesi, è raggiungere chi/cosa percorrendo un tragitto da A a B, andata e ritorno, che non sarà necessariamente una linea retta. Questa è la vita, non vi pare? Le leve sono infinite. La curiosità, la passione, l’amore, il desiderio e il bisogno di star bene… come tra le persone. Esattamente. Andando al paleolitico e ascoltando i racconti degli antropologi ,vi voglio svelare una mia teoria estrema che ho dedicato al “ritz”, udite udite: una forma preistorica di turismo è stato il soffio vitale dell’Uomo. Oltre 30.000 anni fa, infatti, una femmina minuta di Homo Sapiens del Corno d’Africa, piccola e con la pelle scura fu animata da una tale voglia di esplorare, da congiungersi con il Neanderthal alto e bianco dei grandi laghi morenici. Lei suonava ossa cave di uccelli e disegnava sulla pietra mentre lui si specializzava nel dominio del territorio. Tra parole immateriali e prove di sopravvivenza si è dato inizio al lungo viaggio dell’umanità.

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