17/07/2020

Ho ripreso a praticare YOGA, stesso giorno: il giovedì, ma un po’ più tardi: alle 19; diversa la location: invece che in palestra, nel parco del ritz. Temperatura perfetta, direi che mai come quest’anno il clima estivo è stato clemente, a parte qualche rara giornata afosa o piovosa, non si è sofferto il caldo e la sera di giovedì era addirittura fresca. Il parco di 6000 mq, appena disinfestato dalla zanzare e da poco sistemato dai giardinieri, era bellissimo e accogliente e ha permesso alla maestra Daniela e a noi 5, due vecchi amici e due nuovi, oltre a me, di godere finalmente di una lezione di Yoga ideale. Daniela nei mesi scorsi aveva generosamente offerto diverse lezioni via zoom che non sempre ho seguito e soltanto ieri nel parco ho potuto verificare l’enorme differenza tra una lezione da remoto e una in presenza soprattutto all’aria fresca. Muniti di tappetino e/o di ampio telo-mare abbiamo constato, ognuno con sensazioni differenti, quanto si perda con gli incontri virtuali.

Cosa manca? Tutto! Capisco i vantaggi di una classe virtuale e volendo, come sempre, pensare al bicchiere mezzo pieno, riconosco le potenzialità di un software di videoconferenza che consente a più utenti di essere connessi nello stesso tempo potendo interagire, comunicare, visualizzare, discutere e impegnarsi in progetti comuni. Mi è chiaro che la formazione sincrona a distanza sia un buon sostituto, ma resta un surrogato che offre sì strumenti di condivisione di tipo avanzato, ma toglie la mimica distintiva di ogni persona e quello che più manca è proprio la condivisione che si percepisce anche e soprattutto con il coinvolgimento di sensi e spazi. Distesa nell’erba, nella posizione del buddhasana, guardavo il cielo e vedevo gli alberi svettare. Seduta in meditazione ho visto i conigli di mia madre che ci guardavano sospettosi e guardinghi. Nella posizione del guerriero ho notato un airone cinerino. In una delle mie asana preferite, la balasana, la posizione del bambino felice o della foglia, ho sentito il profumo dei fiori. E le parole di Daniela, nei 10 minuti finali di rilassamento, avevano come colonna sonora il frinire delle cicale…

Gli spazi naturali hanno il vantaggio di regalarci tranquillità e bellezza. Molti secoli fa gli antichi Yogi hanno iniziato a meditare immersi nelle foreste e a considerare la Natura come un Tempio. Praticare Yoga significa cercare una connessione con noi stessi, ma anche con il mondo che ci circonda, ecco perché, immersi nella natura, dà una marcia in più specialmente se si è trascorso molto tempo costretti in ambienti chiusi. Se lo Yoga appare come un cammino particolarmente adatto a scoprire la nostra vera natura, la Natura stessa -possiamo dire- è parte dello yoga. Un legame, quello tra Yoga e ambiente, che è racchiuso nelle antichissime origini della disciplina stessa. Non dimentichiamo infatti che, secondo la tradizione, lo Yoga venne rivelato ai rishi in meditazione, gli asceti che, vivendo a contatto diretto e continuo con la natura, nella semplicità e nella contemplazione, erano anche fini conoscitori dei suoi segreti intimi e delle leggi dell’Universo. La mia vera meditazione avviene però qui con GLORIA: come attraverso la pratica yogica è possibile riconnettersi, in modo diretto ed evocativo, alla realtà primigenia del mondo naturale, così, scrivendo GLORIA, a diretto contatto con la Natura profonda dei miei pensieri, accade di sentirsi più vitali e creativi.

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