Sono 141 i ristoranti stellati in tutto il mondo. 44 di questi sono italiani e condotti da cuoche donne. Il nostro Paese detiene quindi il primato del maggior numero di cuoche stellate al mondo. Un 31% sul totale dei ristoranti stellati che è già una bella notizia per la nostra ristorazione e si merita l’istituzione di un Premio con l’intento di far emergere il talento femminile nell’alta ristorazione.

Ecco dunque che nel 2016 nasce il Premio Michelin Chef Donna, per iniziativa della Maison Veuve Cliquot nell’ambito del progetto “Grand Dames” in partnership con Michelin Italia. Il riconoscimento, che si inserisce tra premi assegnati da Michelin in occasione della presentazione della 63° edizione della Guida Michelin Italia è andato quest’anno alla chef Fabrizia Meroi del ristorante Laite a Sappada (BL).

The winner is..

chef-ristorante-Laite-BLFabrizia Meroi succede a Caterina Ceraudo del Dattilo di Strongoli – un minuscolo centro calabrese, che aveva vinto la prima edizione del Premio nel 2017. Dal profondo Sud al profondo Nord d’Italia dove si trova un’altra brillante chef stellata che incarna i valori della Maison e le qualità di Madame Cicquot: determinata, creativa, innovatrice, intraprendente.

Se questo ventaglio di qualità non fossero sufficienti a far emergere il talento di Fabrizia, andiamo a leggere le motivazioni degli ispettori Michelin: «Gli anni di formazione in Friuli, Veneto e Carinzia hanno costruito la sua sapienza gastronomica. I sapori di queste terre e i prodotti di ogni loro stagione caratterizzano i suoi menu. Lavora con semplicità e precisione, regalando una suggestiva esperienza di gastronomia locale dal tocco femminile deciso sia nei sapori sia negli accostamenti. Un’esperienza che ha conquistato gli ispettori come chiunque si sieda alla sua tavola»

Dal 2001 Fabrizia Meroi gestisce  insieme al marito Roberto Brovedani il ristorante stellato in provincia di Belluno e si è aggiudicata la seconda edizione del Premio, ma il successo non la spaventa: «Noi continueremo a fare il nostro lavoro così come lo facciamo oggi, con i nostri pochi coperti. Certo, è uno stimolo per migliorare…»

Piccoli segreti

«Le stagioni dettano i nostri menù», dice Fabrizia. Un tempo in montagna le stagioni erano due, al Laite trionfano tutte, con i loro prodotti, profumi e sapori.

Fabrizia ama definirsi autodidatta, ma a fare la differenza tra una “cuoca per amore” e una “cuoca stellata” è certamente un pizzico di genio creativo che la porta a ricevere anno dopo anno importanti riconoscimenti (dalla Guida Michelin, l’Accademia della Cucina, il Gambero Rosso..).

Per il marito Roberto, l’altro amore è la cantina, «sommelier per cultura e per istinto.» Roberto è maestro nell’abbinamento ideale che sa esaltare il gusto e regalare al cliente un’emozione unica. E’ così che il Laite custodisce nell’antica cantina un tesoro: una riserva di vini, bottiglie e distillati provenienti da tutto il mondo, frutto di ricerca e passione.

Un Premio al femminile

Un premio che stimola necessariamente una riflessione sul valore di un riconoscimento al cotè tutto femminile di una delle professione più chiacchierate degli ultimi anni. Su questo Fabrizia Meroi ha lo sguardo lungo: «Io credo che in futuro ci sarà più equilibrio, ci saranno più opportunità per tutti, a prescindere dal genere. Quello che conta, nella vita, e riuscire a esprimersi: questo è ciò che mi auguro per chiunque e che voglio continuare a fare io stessa». La premiazione del 26 marzo scorso a Milano è stata infatti preceduta da una conferenza sul valore aggiunto femminile nell’alta ristorazione italiana.

Il «valore aggiunto» delle donne è nel DNA della Maison dello Champagne intitolata alla veuve Clicquot che nel 1805, ancora giovanissima, alla morte del marito prese in mano l’azienda – sfidando banche, concorrenti e pregiudizi – e diventando così una delle prime grandi imprenditrici moderne.

«Marzo è il mese internazionale delle donne, e a noi piace celebrarle così. – dice Francesca Terragni, brand manager dell’azienda (..) – Il nostro obiettivo è dare luce ai talenti al femminile, non solo le chef, ma a coloro che lavorano in sala».

 

Fonti:

Italia a tavola – aprile 2018
www.vanityfair.it

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