Intervista a ELISABETTA FOGARIN

VIRTUOSE “Fanno delle cose, le donne, alle volte, che c’è da rimanerci secchi.” (Alessandro Baricco)

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Intervista a: ELISABETTA FOGARIN

Abbiamo incontrato Elisabetta Fogarin, imprenditrice, che si occupa delle attività storiche di famiglia del settore automobilistico e di quello alberghiero con l’hotel Villa Ducale ed ha fondato la scuola di lingue Trinity House, con sedi a Dolo e Marghera.
 Elisabetta si occupa delle aziende e si dedica da tempo anche al mondo associativo: per 4 anni ha ricoperto il ruolo di Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Venezia e oggi è Presidente della Sezione Turismo di Confindustria Venezia e del Gruppo Imprenditori Turistici della Riviera del Brenta.

Quando è entrata come direttore commerciale nelle concessionarie di famiglia, si è certamente confrontata con un mondo prevalentemente maschile. Come l’ha affrontato?
E’ vero, un mondo decisamente maschile e, spesso, anche maschilista. L’ho gestito sempre con grinta, tenacia e soprattutto professionalità, che mi hanno aiutata ad inserirmi e ad ottenere stima e fiducia.

Un atteggiamento che le ha riconosciuto anche autorevolezza e riconoscimenti, come essere la prima donna eletta alla Presidenza del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Venezia.
Sì, non credo che isolandosi si riescano ad ottenere grandi risultati, quindi ho e creduto nell’associazionismo e ho frequentato Confindustria, prima nel gruppo Giovani e poi tra i senior, perché sono convinta dell’utilità del confronto con altri imprenditori e con le Istituzioni: le aziende si trovano in un territorio e con quello devono confrontarsi.

E’ poi entrata nel direttivo di Confindustria Turismo Venezia dopo avere costituito 4 anni fa il Gruppo Imprenditori Turistici della Riviera del Brenta e da un anno è Presidente della Sezione Turismo di Confindustria Venezia.
Infatti, sono tutte nuove sfide che mi piace cogliere. In questo settore ci sono tante cose da fare in termini associativi e tante nuove opportunità. Venezia e la sua provincia è stata finora una zona fortunata per quanto riguarda il turismo, molto più di altre aree, ma non sarà più così in futuro: anche destinazioni il cui successo è stato finora scontato, devono approcciare l’argomento turismo con una programmazione e una visione chiara e precisa per poter competere nel mercato globale. Il 2010 sarà ancora un anno difficile e, come nel 2009, le aziende turistiche dovranno continuare a razionalizzare i costi, scovare le sacche di inefficienza, e ammodernare il loro approccio al mercato soprattutto attraverso la formazione.
Inoltre, in questo particolare momento, risulta fondamentale il ruolo delle Associazioni di categoria, che devono fare lobby affinché la governance del territorio e della programmazione turistica abbiano un respiro internazionale e a medio e lungo termine.

Cosa le piace di più del suo lavoro?
Amo l’impresa in sé, potrei vendere o produrre qualsiasi cosa. Ho la fortuna di occuparmi di aziende che operano in diversi settori, mi affascina l’organizzazione, i saperi, l’insieme delle persone che rappresentano il Capitale Umano di un’impresa.
E poi ritengo importante essere parte di un gruppo: i Giovani Imprenditori prima e Confindustria “senior” adesso. Il confronto e la condivisione di valori, così come il dialogo con altri colleghi, arricchiscono moltissimo.

Lavora con molte donne ora?
Sì, mi trovo bene: le donne sono affidabili, serie, responsabili e nel mio lavoro sono caratteristiche importanti. Mentre nell’attività verso l’esterno sono occupati molti uomini, internamente vincono le donne!

Da un po’ si parla di “tetto di cristallo”: ovvero quel limite invisibile che non permette alle donne di raggiungere ruoli di maggior rilievo in azienda. E’ d’accordo sull’esistenza di questo tetto?
Sì, sono d’accordo. Per quanto mi riguarda non ho avuto preclusioni, ma le donne fanno sempre più fatica ad occupare posizioni di rilievo, a loro si richiede sempre di più rispetto ad un collega. E poi il “tetto invisibile” è tenuto ben stretto dalla capacità degli uomini di coalizzarsi: se devono scegliere, preferiscono affidare incarichi importanti a loro colleghi, anche a scapito della qualità.
Le donne però non devono “questuare”, ma FARE e pretendere.
Purtroppo l’organizzazione della nostra società non aiuta: la sfera familiare è tuttora a carico delle donne, e dividersi tra lavoro e famiglia è complicatissimo. Serve un salto culturale, ma anche organizzativo. Certo che non si può attendere all’infinito, ed anche se in linea di principio non sono favorevole alle quote rosa, è una forzatura che può, nel breve, aiutare ad infrangere il famoso “tetto di cristallo”.
Se i Consigli di Amministrazione di banche e multinazionali in Italia non vedono donne tra i loro Consiglieri, “imponiamolo”: ci sono dossier completi di donne dai requisiti adatti!

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